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Attualità
RAGUSA - 11/01/2018
Oggi appuntamenti vari nel giorno della ricorrenza

"U tremuotu" del 1693, Ragusa ricorda 325 anni dopo

Diverse iniziative per la manifestazione «A.D. 1693 La Memoria e l´Orgoglio»
Duccio Gennaro
Foto

La città ricorda le vittime del disastroso terremoto di 325 anni fa. Il sisma avvenne l’11 gennaio del 1693 e proprio nella ricorrenza dell’evento oggi alle 11 nel piccolo spazio esistente ai piedi della scalinata della chiesa di S. Maria delle Scale (foto), in cui è stata posta alcuni anni fa una targa per commemorare le vittime alla presenza delle autorità cittadine, si terrà una cerimonia per ricordare l´evento calamitoso.

Questo momento di riflessione si inserisce nell´ambito delle diverse iniziative della manifestazione «A.D. 1693 La Memoria e l´Orgoglio» patrocinata dal Comune e promossa dall´associazione Youpolis Sicilia con la collaborazione delle associazioni Astraco, Musac, la Biblioteca Diocesana «Mons. Francesco Pennisi» e l´Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi.
Nel pomeriggio alle ore 16,45, nell´Aula Consiliare del Comune è programmata anche una conferenza. Dopo il saluto ai partecipanti da parte del presidente del Consiglio Comunale Antonio Tringali e dell´assessore alla pubblica istruzione Gianluca Leggio seguiranno gli interventi di Saro Distefano, Capo delegazione FAI Ragusa ( Sprofonda Ragusa e nasce un nuovo Ragusano) e Giuseppe Cultrera, ricercatore e saggista ( Lo spazio di un miserere: cronache del terremoto a Ragusa e dintorni). Modererà i lavori Simone Digrandi, direttore dell´Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Ragusa.

Di seguito una breve rievocazione dello storico Uccio Barone del grande terremoto destinato a cambiare il volto del val di Noto:
"Le prime forti scosse del grande sisma del 1693 si verificarono il 9 gennaio, ripetute con devastanti conseguenze due giorni dopo. I «tremuoti» continuarono per mesi, fino all’estate del 1694, e provocarono la distruzione di 57 paesi del Val di Noto e circa 60 000 vittime: uno tra i più grandi terremoti della storia d’Europa, secondo solo a quello di Messina del 1908 (oltre 100 000 morti). La luminosa bellezza della ricostruzione settecentesca di chiese e palazzi, certificata dal riconoscimento dell’Unesco, non deve far dimenticare quanta violenza, morte e dolore abbia provocato quella catastrofe, con diecine di migliaia di persone uccise non solo dai crolli ma soprattutto dalla fame, dalla sete e dal freddo.

Le cronache manoscritte del tempo descrivono cenciose turbe che andavano vagando tra le macerie alla ricerca dei propri cari, di acqua e cibo, atterrite dal panico e dalla paura dell’ «ira divina» che avrebbe così punito i tanti peccati commessi. La storia sociale di quel luttuoso evento è ancora largamente da riscrivere,e riserva ancora straordinarie sorprese".

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