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Cronache
SIRACUSA - 16/04/2018
Nota di Federazione nazionale della stampa italiana e Consiglio dell’ordine dei giornalisti

Attentato Borrometi, per Fnsi e Cnog "Parole gravissime del legale"

"Il piano ai danni del cronista modicano è stato sventato dagli inquirenti"
Antonio Di Raimondo
Foto

«Una bufala? Parole gravissime»: così in una nota congiunta i vertici della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) e quelli del Consiglio dell’ordine dei giornalisti (Cnog) in riferimento alle dichiarazioni dell’avvocato cassazionista Luigi Caruso Verso sulla vicenda del paventato attentato che sarebbe stato pianificato da presunti esponenti malavitosi del Catanese e del Siracusano ai danni del cronista modicano Paolo Borrometi (foto) e sventato per tempo dagli inquirenti, anche sulla base di intercettazioni. Proprio queste intercettazioni erano state contestate dal legale, in difesa del suo assistito, che non aveva esitato, tramite una lunga nota inviata anche alla nostra redazione, a definire «Una clamorosa bufala» la vicenda (vedere paragrafo a parte). Non dello stesso avviso, come accennato, Fnsi e Cnog, che, nella nota congiunta, scrivono: «Secondo l´avvocato Luigi Caruso Verso, il suo assistito non avrebbe «mai detto di ammazzare il giornalista Paolo Borrometi». Il legale disconosce «l´accusa legata alla preparazione di una ´eclatante azione omicidaria´ e ritiene «una bufala l´ipotesi di un attentato nei confronti di Borrometi».

A questo punto ci chiediamo: «Con chi ce l’ha?» Abbiamo la netta sensazione che l’avvocato abbia sbagliato indirizzo, perché il piano di attentato nei confronti di Paolo Borrometi è stato sventato dagli inquirenti. La magistratura, nelle sue diverse espressioni – prosegue la nota congiunta dei vertici di Fnsi e Cnog – ha più volte segnalato la condizione di pericolo nella quale si trova il cronista, a tal punto che gli organismi preposti alla sicurezza hanno ritenuto prima di assegnargli e poi di rafforzargli la scorta. E, non a caso, lo stesso presidente Mattarella ha voluto insignire Borrometi, fra gli altri, del titolo di Cavaliere dell´Ordine al merito della Repubblica italiana. Siamo sicuri che saranno queste stesse autorità a spiegare all’avvocato la gravità delle sue insinuazioni e ricordiamo che in questa vicenda il cronista è parte lesa, in tutti i sensi: non solo per il tentativo di attentato, ma anche per il processo in corso che lo vede parte civile con noi a Catania.

«A quel giornalista così valente di minchiate dico solo non toccare la mia persona e la mia immagine soprattutto. Perché ti rompo il culo. Però fidati che a te la testa te la sbatto muri muri cesso»: è per frasi come questa, indirizzata oltre un anno fa a Paolo Borrometi – conclude la nota – che l’assistito dell’avvocato Caruso Verso è a processo per minacce di morte e tentata violenza privata aggravate dal metodo e dall’appartenenza mafiosa».

LE DICHIARAZIONI DELL´AVVOCATO CARUSO VERSO
«Una bufala clamorosa»: così l’avvocato Luigi Caruso Verso definisce la vicenda del paventato attentato che sarebbe stato orchestrato da presunti boss mafiosi del Catanese e del Siracusano ai danni del giornalista modicano Paolo Borrometi, con una eco mediatica nazionale. In una nota inviata anche alla nostra redazione a firma degli avvocati Enrico e Paolo Caruso Verso dell´omonimo studio legale, il cassazionista evidenzia come la vera vittima di tutta questa storia sia l´avvocato Adriana Quattropani, alla quale è stata data alle fiamme la macchina, con l’arresto dei presunti responsabili. Caruso Verso difende poi il suo assistito dall’accusa di aver ordito «una eclatante azione omicidiaria» ai danni di Borrometi, sostenendo come questa chiave di lettura fornita dagli inquirenti non corrisponda ai fatti, dal momento che non esistono prove concrete relative ad un fantomatico attentato preparato per Borrometi. Anche le intercettazioni divulgate dagli stessi inquirenti, secondo il cassazionista, non dimostrerebbero nulla.

«Ma perché non si ammazza, ma fallo ammazzare, ma che c..zo ti interessa»: queste parole pronunciate dal suo assistito, secondo il legale, non costituirebbero altro che una tipica frase dialettale traducibile in «Ma lascialo perdere, non ti curare di lui», in riferimento al giornalista, e che sarebbe suffragata anche dal tono stesso delle parole di chi le ha pronunciate, «illuminato – si legge nella nota del legale – dalla frase conclusiva del «che c..zzo ti interessa» volta ad evidenziare la volontà di non prestare nessuna attenzione a Borrometi, agli antipodi quindi con la presunta intenzione di volerlo fare fuori. Gli inquirenti – prosegue il cassazionista – avrebbero dato a queste frasi una chiave di lettura del tutto opposta, ovvero come se il mio assistito avesse «consigliato» di fare ammazzare il giornalista», travisandole nettamente.

La frase estrapolata dalle intercettazioni, ovvero «Bum, devi colpire questo», secondo l’avvocato non sarebbe stata minimamente riferita a Borrometi «Che non c’entrava un bel niente con i discorsi registrati e ai quali peraltro – prosegue la nota dell’avvocato – il mio assistito accusato di ordire un omicidio non ha mai partecipato. Quella discussione – precisa Caruso Verso – si riferisce a soggetti residenti a Pachino (e Borrometi vive altrove) e ad episodi risalenti ai primi anni 90. In definitiva – conclude il cassazionista – ci si riferiva alla circostanza di «dare una calmata a tutti gli sbarbatelli, tutti mafiosi, malati di mafia», senza riferimenti a giornalisti d’inchiesta e men che meno a Borrometi».

L’avvocato Caruso Verso chiude la nota sostenendo che «Per perseguire e far punire il cosiddetto giornalista d’inchiesta Borrometi, il figlio del mio assistito aveva già presentato a suo tempo querela alla procura di Ragusa (concedendo al diffamatore la più ampia facoltà di prova) dimostrando con ciò in modo chiaro di voler ricorrere alla magistratura per ottenere giustizia dai torti subiti». Ecco dunque perché, sulla base di questa tesi, l’avvocato Caruso Verso giunge alla conclusione che «La preparazione di un attentato al giornalista Borrometi risulta essere solo una bufala».

L´ATTENTATO A BORROMETI SVENTATO DAGLI INQUIRENTI
Un clan catanese, su richiesta di un presunto boss mafioso del Siracusano, "Stava per organizzare un´eclatante azione omicidiaria" per "eliminare lo scomodo giornalista" Paolo Borrometi, per le sue inchieste sul territorio. Lo scrive il gip Giuliana Sammartino nell´ordinanza che ha portato all´arresto di quattro persone per un attentato dinamitardo all´auto dell´avvocato Adriana Quattropani, che, in qualità di curatore fallimentare, stava ponendo i sigilli a una stazione di servizio a Pachino.

Borrometi già in passato è stato bersaglio di diverse minacce e intimidazioni mafiose, tanto da essere sottoposto a un servizio di scorta. La circostanza del possibile attentato ai danni del cronista modicano ha rapidamente fatto il giro del territorio ibleo: numerosi gli attestati di stima e solidarietà, istituzionali e non, giunti a Borrometi in queste ore anche in ambito nazionale.

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