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Cultura
MODICA - 13/08/2017
Si deve al frate dei Minori Osservanti Riformati la struttura policentrica delle città

Marcello, il francescano che "progettò" Modica

Fu certamente tra i protagonisti della storia culturale della Contea
Uccio Barone
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Frate Marcello da Palermo è un architetto che a metà del ´600 ha lasciato un´ impronta significativa sull´impianto urbanistico di Modica , come hanno evidenziato anche gli studi gli studi recenti di Paolo Nifosì. Praticamente sconosciuto fino a qualche decennio fa, l´ "ingegnerò" francescano dei Minori Osservanti Riformati appartiene a quella schiera di progettisti che hanno costruito la struttura policentrica delle città iblea. Lo troviamo attivo a Ragusa e a Comiso, ma soprattutto a Modica dove firma interventi di riqualificazione urbana. Sappiamo ancora poco delle vicende biografiche, ma la sua operosità lo colloca certamente tra i protagonisti della storia culturale della Contea.

Nel 1637 viene chiamato dai Giurati per ampliare i percorsi laterali che costeggiavano il torrente dalla Piazza Maggiore ( oggi Piazza Municipio ) in modo da consentire il passaggio delle carrozze. Veniva così ridotto il letto fluviale e si consolidano gli argini con contrafforti in grado di sostenere il crescente traffico di uomini, merci ed animali. Modica bassa poteva ora svilupparsi longitudinalmente , inglobando il quartiere Casale e saldando in una unitaria cortina edilizia i precedenti insediamenti sparsi. La "forma Urbis" così delineata si sarebbe mantenuta intatta per quasi due secoli, finché le tragiche alluvioni del 1818 e del 1833 non avrebbero fatto saltare gli equilibri idrogeologici e residenziali dell´ abitato.

Nel luglio del 1639 frate Marcello partecipa alla cerimoniale posa della "prima pietra" del "suo" convento dei Minori Riformati Osservanti con l´ annessa chiesa di S.Anna, Davanti al Governatore Bernardo Valseca e agli alti magistrati della Contea sfila la solenne processione che sacralizza l´ edificazione del complesso architettonico. L´ ingegnere francescano progetta e realizza un edificio maestoso che dalla collina di Cartellone si affaccia "superbo" ( così lo definisce lo storico Placido Carrafa nel 1653 ) con la svettante Aquila che lo sormonta. Nonostante l´ appartenenza alla provincia "riformata" limitasse l´ accumulo di rendite e censi, il Convento di S.Anna sarà per oltre due secoli una presenza devozionale e assistenziale importante per il quartiere d´ Oriente ( le donne incinte si rivolgevano alla madre di Maria per un parto "sine periculo mortis" e per godere di abbondante latte al seno materno ).fino all´ abolizione delle Corporazioni religiose e alla sua trasformazione in Liceo-Convitto nel 1878.

Nel 1643 il frate palermitano firma il nuovo progetto della "fabbrica" di S, Giorgio, Si tratta di un´ impresa impegnativa per la cattedrale della Contea, che richiedeva interventi urgenti in seguito al crollo di un pilastro del transetto e alla fragilità di alcuni archi. La scelta di frate Marcello da parte dei procuratori e del clero della Chiesa matrice conferma la fama e la competenza riconosciute ormai all´ artista. Il terremoto del 1693 distruggerà purtroppo l´ edificio così restaurato ed abbellito su ordine del conte e viceré di Sicilia Juan Alfonso Enriquez Cabrera e del governatore Echebelz. Due anni dopo gli ufficiali della Contea lo chiamano per lavori urgenti di fortificazione ai bastioni del Castello e per restaurare la trabeazione della sua Porta principale che guardava verso l´ abitato sottostante. Nel 1652 lo ritroviamo attivo nel cantiere del convento e della chiesa di S. Martino a Modica alta.

Nel 1666 i giurati Antonio Salemi, Carlo Ascenzo, Aloisio Vassallo e Benedetto Zacco, insieme al governatore Barone Giovanni Grimaldi , affidano a frate Marcello l´ incarico di realizzare nella Piazza Maggiore una grande Fontana di artistica fattura e dedicata ad Ercole mitico fondatore della città .Il progetto era ambizioso e l´ Università si impegnava a finanziarlo con una somma con ben 500 onze ( 250 000 euro di oggi ) , ad imitazione delle Fontane coeve di Messina e di Noto ( davanti alla chiesa di S. Domenico ). L´ opera doveva magnificare l´ antichità e la nobiltà di Modica e doveva contenere gli stemmi del Re, della Contea, del governatore Grimaldi e della città. Due vasche giganti si sarebbero elevate su due livelli per un´ altezza di 6 metri con 15 differenti zampilli d´ acqua. La statua di Ercole in cima alla Fontana doveva misurare 2 metri d´ altezza. I Capimastri prescelti furono Carlo e Nunzio D´ Amico, imparentati con l´ architetto palermitano. Non sappiamo i motivi per quali l´ iniziativa non andò in porto, ma essa è una straordinaria testimonianza della progettualità e del gusto delle classi dirigenti, nonchè del rapporto virtuoso tra committenza pubblica ed artisti nella Contea.

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